Il 2109 secondo la Banca Mondiale (seconda parte)

Il 2019 secondo la Banca Mondiale (seconda parte)

Proseguiamo oggi il discorso iniziato la scorsa settimana sul bilancio del 2019, in termini di traguardi raggiunti e obiettivi da perseguire secondo la Banca Mondiale.

Risultati raggiunti e prove da superare: i secondi 7 punti

La Banca Mondiale, come abbiamo già detto, ha pubblicato un riassunto in 14 punti riguardo l’anno appena concluso. Sono stati toccati tutti temi prioritari a livello globale, sia quelli in cui si sono registrati successi, sia quelli a cui ancora si deve trovare una soluzione. I primi 7 li abbiamo visti nello scorso articolo, ora vediamo i rimanenti, quelli dall’8 al 14.

8. L’aumento dei posti di lavoro riguarda il settore dei servizi

La domanda che si pone riguardo il lavoro è: in quale settore si creerà più occupazione in futuro? Stando ai trend attuali, il più probabile è il settore dei servizi. Si è affermato agli inizi degli anni 2000 e oggi rappresenta il 49% dell’occupazione globale. Nei paesi a basso reddito occupa il 26% della forza lavoro, mentre in quelli ad alto reddito raggiunge il 75%. Nei paesi in via di sviluppo sono proprio il commercio (all’ingrosso e al dettaglio) e le riparazioni che dovrebbero guidare e garantire l’espansione dell’occupazione entro il 2025. C’è da dire che, anche se la percentuale maggiore di posti di lavoro nel settore dei servizi spetta alle donne, solo il 48% di esse ha partecipato alla forza lavoro nel 2018, mentre per gli uomini si parla del 75%.

9. Nei mercati emergenti e nell’economia in via di sviluppo, il debito è cresciuto rapidamente dal 2010

Negli ultimi 50 anni l’economia globale ha vissuto quattro ondate di accumulo del debito. Le prime tre sono sfociate in crisi finanziarie che hanno colpito le economie emergenti e in via di sviluppo. L’ultima, iniziata nel 2010, ha determinato il più rapido e ampio incremento del debito in queste economie, con un aumento di 54 punti percentuali del PIL e un picco storico di quasi il 170% del PIL nel 2018. I bassi tassi di interesse applicati attualmente riducono parte dei rischi, ma queste economie si trovano davanti a prospettive di crescita deboli, vulnerabilità crescenti e rischi globali elevati.

10. Il numero di rifugiati ha raggiunto livelli record

Il numero degli sfollati nel mondo è salito a 70,8 milioni nel 2018, tra questi 25,9 milioni sono rifugiati, 41,3 milioni sono sfollati interni (coloro che non attraversano un confine internazionale riconosciuto) e 3,5 milioni sono richiedenti asilo. Dal 2011 il numero di persone che cerca protezione internazionale fuori dal proprio paese d’origine è aumentato del 70%, e circa l’85% dei rifugiati sono accolti in paesi in via di sviluppo. Nel 2018, il 67% proveniva da 5 Paesi: Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar e Somalia. Più di 4,6 milioni di persone, invece, hanno lasciato il Venezuela tra il 2016 e la fine del 2019, dirigendosi in Colombia, Perù ed Ecuador. Il gruppo della Banca Mondiale ha aumentato di oltre 20 miliardi di dollari i finanziamenti a favore dei paesi colpiti da fragilità, conflitti e violenza, e anche quelli dedicati ai rifugiati e ai paesi che li ospitano. In collaborazione con l’ONU, inoltre, sta lavorando per rispondere alle situazioni di crisi e post-crisi prolungate.

11. Il denaro inviato a casa dai lavoratori gioca un ruolo determinante nell’economia globale

Molte economie nel mondo basano la loro sussistenza sulle rimesse, i soldi che i lavoratori emigrati inviano alle loro famiglie rimaste in patria. Queste somme di denaro potrebbero raggiungere i 551 miliardi di dollari nei paesi a basso e medio reddito nel 2019, un aumento del 4,7% rispetto all’anno precedente. Dalla metà degli anni ’90 in poi, questi flussi di soldi hanno superato di tre volte gli aiuti pubblici. E ora potrebbero superare anche gli investimenti esteri diretti (IDE) nei paesi a basso e medio reddito. Le rimesse equivalgono o superano il 25% del PIL in cinque paesi: Tonga, Repubblica del Kirghizistan, Tagikistan, Haiti e Nepal.

12. Gli smartphone sono diffusi, ma l’accesso a internet resta limitato

In un tempo brevissimo la rivoluzione digitale ha raggiunto ogni punto del globo. Nei paesi in via di sviluppo ci sono più famiglie che possiedono un cellulare di quante non abbiano accesso a elettricità o servizi igienico-sanitari adeguati. Lo sviluppo delle piattaforme digitali ha reso accessibili le informazioni come mai era accaduto prima, e ha permesso lo sviluppo di nuove attività. Ha stimolato la formazione di catene globali del valore, imprese che producono beni e servizi in tutto il mondo dando impulso al PIL di molti paesi in via di sviluppo. A differenza della diffusione capillare dei cellulari, però, l’accesso alla rete e alla banda larga è ancora limitato in molti paesi in via di sviluppo. L’Africa subsahariana registra il livello più basso, solo il 31% della popolazione usa la banda larga fissa. Si sta implementando una nuova strategia, che prende il nome di Connecting Africa Through Broadband, il cui obiettivo è di raddoppiare la connettività entro il 2021 e aiutare così l’intero continente a raggiungere l’accesso universale alla rete entro il 2030.

13. I focolai di morbillo hanno rivelato le lacune nell’immunizzazione

L’immunizzazione ha sradicato malattie come poliomielite e parotite in molti paesi, ma la copertura non è ancora totale. Secondo l’OMS, i casi di morbillo segnalati in tutto il mondo sono aumentati del 300% dal 5 novembre 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, con diversi paesi in crisi. Da quella data, infatti, risultano 413.308 i casi segnalati a livello globale, a cui si aggiungono 250.000 casi segnalati nella Repubblica Democratica del Congo; nel 2018 i dati si attestavano a 333.445 casi. Nel mese di dicembre la Banca Mondiale ha stanziato 3,5 milioni di dollari per fare fronte all’epidemia di morbillo che ha colpito Samoa. Nel mondo, l’immunizzazione contro il morbillo di bambini tra 12 e 23 mesi è passata dal 70% nel 1993 all’86% nel 2018. Nonostante ciò, 169 milioni di bambini hanno saltato la prima dose di vaccino contro il morbillo nel periodo 2010-2017, una media di circa 21,1 milioni di bambini all’anno. Nel 2018 i paesi più colpiti sono stati: Repubblica Democratica del Congo, Liberia, Madagascar, Somalia e Ucraina.

14. Negli ultimi 20 anni sono stati registrati importanti progressi per i paesi più poveri del mondo

Il tasso di povertà estrema è sceso dal 50% a circa il 30%, la mortalità infantile è passata dal 14% al 7%, l’accesso all’elettricità è aumentato del 57% e le percentuali di persone che usano acqua potabile e servizi igienico-sanitari sono aumentate rispettivamente del 22% e del 41%.

L’Agenzia Internazionale per lo Sviluppo, che fa parte del gruppo della Banca Mondiale, è tra i maggiori finanziatori per la lotta contro la povertà estrema nei paesi più poveri del mondo. Dal 1960, ha investito più di 391 miliardi di dollari in 113 paesi. Il 13 dicembre la comunità globale ha stanziato 82 miliardi per aiutare 76 tra i paesi più poveri a provvedere ai bisogni primari, spingere la crescita economica e rafforzare la capacità di ripresa dopo alle catastrofi naturali.

(Fonte: The World Bank)

Elisa Pizza
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