Agricoltura biologica

Agricoltura biologica cos’è e perché conviene

Uno dei punti centrali del nostro progetto di fattoria sociale su cui stiamo lavorando a Bellona (CE) è quello della cosiddetta agricoltura biologica. Un tipo di coltivazione che ha vantaggi e benefici non solamente dal punto di vista propriamente agricolo, ma anche e soprattutto sociale. La fattoria sociale che stiamo realizzando, infatti, andrà a ospitare ex detenuti, alcolisti, tossicodipendenti, ragazze madri e persone che vivono una situazione di disagio. Soprattutto nell’inserimento o reinserimento nel contesto sociale in cui si trovano.

Dato lo scopo e la particolarità di questo tipo di coltivazione, vogliamo approfondire la conoscenza dell’agricoltura biologica, andando a capire cos’è e perché l’abbiamo scelta per la nostra fattoria sociale.

Che cos’è l’agricoltura biologica

Partiamo da una definizione “da manuale”. L’agricoltura biologica è un particolare metodo di coltivazione dove vige il concetto di ecosistema sostenibile. Ovvero un modello di gestione e sviluppo che tenga conto delle necessità della natura. Necessità sia per quel che riguarda il non utilizzo di sostanze chimiche per aumentare o alterare la produzione. Ma soprattutto una consapevolezza e una prospettiva tali da gestire le colture e le risorse locali in modo naturale, biologico appunto.

L’agricoltura biologica risponde all’esigenza di rifiutare e rinunciare a un tipo di coltivazione massiva e potremmo dire aggressiva, nella quale vige il principio del fine che giustifica i mezzi. Ecco, nell’agricoltura biologica il fine è il medesimo di qualsiasi altra forma di coltivazione (raccogliere ciò che si è seminato), ma facendolo consapevoli che l’utilizzo dei “mezzi” non può essere indiscriminato.

Per questo vi è un allevamento sano degli animali che possono vivere in ambienti su misura alle loro esigenze ed essere alimentati con un foraggio biologico. Questo tipo di agricoltura ha la pretesa (fondata sull’esperienza agricola millenaria dell’uomo) di potersi sviluppare da sola senza alcun tipo di intervento chimico esterno. Un intervento talmente invasivo che nel corso degli anni, in maniera sempre più rapida e incisiva, ha prodotto danni profondissimi. Sia alla natura che all’uomo che si nutre di alimenti prodotti in questo stato. Il più delle volte nemmeno ce ne rendiamo conto, abituati come siamo a considerare l’approvvigionamento di cibo solo in funzione delle confezioni stipate sugli scaffali dei supermercati.

L’agricoltura di tipo biologico, quindi, considera la natura come alleata e non come una schiava da sfruttare. Questo principio si riflette nell’utilizzo di concimi organici come il compost o il letame degli animali, rinunciando alle alternative chimiche che sono inquinanti e non biodegradabili. Questo tipo di coltivazione è principalmente locale, in quanto tiene conto di ciò che la terra e la natura mette a disposizione e si misura su di essa.

Prima ancora che di nuove procedure, l’agricoltura biologica è una nuova prospettiva e una nuova consapevolezza. Una presa di coscienza del posto dell’uomo nel mondo e di una coesistenza con le altre forme di vita, sia animale che vegetale. Un nuovo modo di concepire il lavoro agricolo che ha come effetto anche quello di tutelare l’ambiente e di contrastare tutte quelle forme di inquinamento che, chi più chi meno, contraddistinguono altre forme di coltivazione.

Agricoltura biologica: l’agricoltura socialmente utile

Come incide tutto questo sull’aiuto alle persone emarginate e in difficoltà? Perché l’agricoltura biologica e non un altro tipo di attività? L’agricoltura biologica offre un ampio ventaglio di applicazioni terapeutiche (cliniche e sociali) nei confronti dei soggetti più deboli. Questo è dovuto principalmente all’identità dell’agricoltura biologica. Ovvero quel cambiamento di prospettiva di cui abbiamo parlato precedentemente. Tramite le attività dell’agricoltura biologica si entra in contatto con un contesto che non è solamente quello di acquisizione di competenze e abilità pratiche, per quanto ovviamente importanti, ma un approccio totalmente differente non solo al mondo esterno, ma soprattutto verso sé stessi. La peculiarità di un’agricoltura biologica è proprio quella di avere una mentalità rispettosa e consapevole del limite.

Le persone emarginate o che vengono da contesti di disagio non hanno bisogno di palliativi o consolatorie pacche sulle spalle che ignorano la realtà. Necessitano di potersi sentire importanti, utili. E non con progetti fini a sé stessi che servono forse più a “pulire” la coscienza di chi li eroga che ad aiutare chi ne ha bisogno. Tramite le attività manuali acquisite nella fattoria sociale, inoltre, le persone che vi prendono parte imparano un mestiere, sviluppano competenze e abilità teoriche e pratiche, che gli possono permettere di maturare opportunità professionali.

Senza dimenticare tutti i percorsi riabilitativi e di supporto che le varie dimensioni dell’agricoltura biologica permettono di sviluppare (attività ortoculturali, pet-therapy, onoterapia, eccetera).

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