Bambini e minori

Bambini e minori: non togliamogli il futuro

News
Nessun commento

L’emergenza Coronavirus ha mostrato in tutta la loro drammaticità le criticità e i limiti strutturali del nostro Paese. Se è vero che una pandemia di queste proporzioni non poteva essere prevista ed era impossibile stabilire misure che evitassero determinati danni, poteva essere auspicabile che le misure prese non fossero mirate solo al contenimento della diffusione del contagio. Questa, senza interessi politici e tantomeno partitici, è la maggiore criticità che sta emergendo in queste settimane di lenta e faticosa ripresa.

Si è pensato a chiudere tutto per poi riaprire gradualmente le attività commerciali. E i bambini, i minori e i ragazzi? Non è demagogia dire che questi sono il futuro del nostro Paese e se è vero che è una pandemia è un’urgenza quotidiana, è altrettanto vero che probabilmente i danni maggiori li vedremo nel medio e lungo termine. Ovvero quando il timore dell’emergenza sarà passato e rimarranno le macerie di queste settimane di lockdown. Settimane in cui da parte delle autorità competenti non si è mostrato alcun interesse concreto verso la parte più fragile: i bambini.

Bambini e ragazzi reclusi in pochi metri quadri, privati del contatto sociale con docenti e compagni, così indispensabile per uno sviluppo sano ed equilibrato, dal punto di vista educativo, mentale, fisico e psicologico. Bambini e ragazzi che non hanno potuto sfogare le loro legittime energie e che, aspetto ancora più grave, non sapranno cosa accadrà del loro futuro. Senza dimenticare come colpire i bambini oggi significhi anche pesare sulle loro famiglie, quindi sull’intero tessuto sociale.

Per questo, in unione a tutte le 100 associazioni del Gruppo CRC che si occupano di bambini e minori, abbiamo scritto e inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Bambini e minori: cos’è accaduto in questi mesi di lockdown

Forse la realtà è sfuggita a molti, considerando il silenzio assordante sull’argomento bambini e minori in questi due lunghi mesi di lockdown. Due mesi lunghissimi dei quali non si vede la fine, considerando che la preoccupazione sembra concentrarsi solo sulle attività produttive e commerciali. Importanti, certo, ma non sono tutto.

In queste settimane si è pensato solo a chiudere e togliere, non a dare. E i bambini, i minori e i ragazzi si sono ritrovati in balia del niente. Lezioni a distanza, iniziative personali di insegnanti, istruttori sportivi ed educatori, per quanto commoventi e lodevoli, non possono rappresentare la norma e non riescono a essere sufficienti.

I bambini e i ragazzi, quindi, si sono ritrovati prigionieri delle loro case, con una situazione drammaticamente spaventosa per tutti quei giovani disabili di cui nessuno sembra essersi preoccupato. Assenza di relazioni sociali, di una dimensione culturale degna di questo nome, di contatti umani, di attività fisica e motoria, di svago e di divertimento, hanno segnato l’infanzia dei nostri figli. Ai quali nessuno sa ancora oggi, a distanza di due mesi, dare una risposta. La tecnologia ha aiutato, certo, ma non è di una dimensione virtuale ciò di cui hanno bisogno. il problema resta, non va ignorato, ma la soluzione non può essere solo quella di chiudere tutto aspettando che la bufera passi. Perché, con tutto il dovuto e commosso rispetto per le vittime, non si muore solo di Covid-19, ma anche di solitudine, disabilità, depressione e abbandono.

Perché chiediamo l’intervento del Governo

Partiamo dai numeri, che forse sono di più facile comprensione: 10 milioni. Sì, oggi in Italia sono circa dieci milioni in minorenni. Crediamo che sia un numero notevole, un aspetto anche strategico di qualsiasi attività politica. E deve esserlo sia in tempi di normalità che, a maggior ragione, in una fase storica straordinaria come quella attuale. Non stiamo parlando di “mettere una toppa”, ci si passi il termine poco aulico ma esplicativo della situazione; ma di intervenire radicalmente su un settore fondamentale di qualsiasi nazione.

Anche la storia insegna che è da lì che bisogna ripartire e che qualsiasi misura finanziario-politico-economica che ignori le criticità sociali, specie quelle dell’infanzia, è destinata a fallire. A danno di tutti, non solo di bambini e minori.

Sarebbe già qualcosa percepire un interesse su questo fenomeno, che nei DPCM e nei decreti che parlano di rilancio e di ripresa, sembra non apparire. Un boato di silenzio che lascia sorpresi e che richiede una presa di posizione netta, come quella delle associazioni del Gruppo CRC di cui anche Helpeople fa parte. Una presa di posizione che chiede al Governo non di curare gli interessi di questa o quell’associazione, ma di lavorare per il presente e soprattutto il futuro del Paese.

Cosa fare per rendere possibile un futuro degno al nostro Paese

Il problema è enorme anche perché articolato su diversi fronti. Molti di questi sono tra loro interconnessi, aumentando le criticità e le difficoltà a cui rispondere. A titolo riassuntivo ecco quali sono i punti salienti su cui chiediamo l’intervento del Governo per tutelare il benessere dei bambini e dei minori ed evitare di doverci ritrovare in breve tempo problemi ancora più gravi di quelli attuali.

  • Rivalutazione dei luoghi destinati al coordinamento nazionale delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza;
  • Inclusione di esperti di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle task force nazionali e regionali;
  • Istituzione di luoghi di ascolto per le esigenze dei giovani e dei ragazzi;
  • Finanziamenti ai centri estivi;
  • Contrasto alla povertà educativa;
  • Sviluppo di progetti immediati per affrontare il nuovo anno scolastico;
  • Messa in sicurezza delle strutture scolastiche;
  • Abbattimento del digital divide, le barriere architettoniche del digitale;
  • Interventi formativi per il personale docente, amministrativo, ausiliare ed educativo;
  • Programmazione strategica delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza;

Da questi punti emerge ancora più forte il silenzio di questi due mesi di Fase 1, con l’incognita di una Fase 2 che non si sa quando finirà, con la spada di Damocle sulla testa di un potenziale ritorno a un’ancora più rigida Fase 1.

Il problema c’è, lo ripetiamo, ma va affrontato, con tutti gli strumenti che la politica e l’amministrazione pubblica è in possesso. Perché l’emergenza straordinaria passerà e torneremo a vivere un’emergenza quotidiana, per molti aspetti anche più pesante e difficile da contrastare. Ecco allora che l’auspicio è quello che questa triste situazione sia il pretesto per migliorare il Paese, per liberarlo di ciò che lo sta affossando e permettere ai bambini e ai minori di vivere la bellezza di questa fase della vita e poter guardare, insieme alle loro famiglie, con serenità e speranza al futuro che verrà.

Articolo precedente
Il sorriso dei bambini: una cura per tutti
Articolo successivo
L’autismo ai tempi del Coronavirus: la cecità istituzionale

Post correlati

Nessun risultato trovato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserire un indirizzo email valido.

Menu
Messenger icon
Siamo in chat, contattaci!

Gentile Utente, ti avvisiamo che il nostro sito utilizza, oltre a cookie tecnici, anche cookie di profilazione propri e di terze parti. Ti preghiamo di leggere attentamente la nostra informativa estesa, ove ti forniamo indicazioni sull’uso dei cookie e ti viene data la possibilità di negare il consenso alla loro installazione ovvero di scegliere quali specifici cookie autorizzare. Per maggiori informazioni consulta la nostra cookie policy.