Siamo sicuri di esistere? Sì, ma è vero solo se lo dice un certificato di nascita

Siamo sicuri di esistere? Sì, ma è vero solo se lo dice un certificato di nascita

News
Nessun commento

Abbiamo già parlato di quale importanza abbia, all’interno di un sistema sociale, la nascita di un bambino e anche del ruolo cardine del certificato di nascita come riconoscimento legale. Quello che potrebbe essere visto come un semplice pezzo di carta, infatti, è un documento basilare. Determina la cittadinanza ed è la prima chiave di accesso a diritti fondamentali quali protezione, assistenza sanitaria e sociale, istruzione. In poche parole, in sua assenza noi legalmente non esistiamo. Inoltre, è vero che la registrazione civile riguarda in prima istanza la nascita, ma anche ogni altro evento importante nella vita di una persona va segnalato; un cambio di residenza, un matrimonio, un divorzio, infine la morte. Il certificato di nascita, dunque, non è che il “primo passo” nella vita amministrativa e legale di un individuo di cui occorre tenere traccia.

Per renderci conto del peso che ha un certificato di nascita basta tornare un po’ indietro nel tempo, restando comodamente a casa nostra. Tutti noi conosciamo delle persone molto anziane e, magari non lo sappiamo, ma tra di loro c’è senza dubbio qualcuno per il quale è stato registrato un giorno di nascita sbagliato o un nome diverso da quello che con cui siamo soliti chiamarlo. Nonostante le “sviste”, grazie a questo documento sono persone che esistono, non solo per noi, ma per la legge. Ma come sarebbe stata la loro vita se non avessero avuto un certificato di nascita? Non avrebbero potuto vaccinarsi, andare a scuola, cercare un lavoro, prendere una casa in affitto o comprarla, non avrebbero potuto sposarsi, crearsi una famiglia. E ancora, non avrebbero potuto partecipare alla vita politica, anche semplicemente andando a votare, o viaggiare perché privi di passaporto. Insomma, se ci fermiamo un momento a riflettere ci accorgiamo che le conseguenze sono innumerevoli. Al mondo, pur con tutti i progessi che ci sono stati, ancora troppi bambini hanno davanti a loro un futuro costellato di simili privazioni.

Le attuali stime dell’UNICEF dicono che per 166 milioni di bambini, nella fascia sotto i 5 anni d’età, non è mai stata registrata la nascita. Così stando la situazione, questi minori rimangono esclusi da ogni forma di tutela da parte dei paesi di appartenenza e non possono rivendicare tali benefici neanche in paesi stranieri. Altro dato importante riguarda i bambini che, pur essendo stati registrati, non hanno un certificato che lo attesti; questi sono circa 237 milioni. Le ragioni dietro tali dinamiche sono molteplici: scarsità di risorse e di investimenti per mettere in funzione sistemi di registrazione civile efficaci, barriere amministrative e logistiche nell’accesso ai servizi, a cui si aggiungono ostacoli politici, istituzionali e culturali (si pensi a quei sistemi tribali in cui, ancora oggi, non esiste alcuna forma di documentazione scritta).

In breve, al mondo ci sono molte persone che non esistono né per i loro governi né per gli altri.

Indagini sulle famiglie: così si ricavano i dati quando manca la registrazione civile

Un sistema di registrazione civile efficace permette di avere dati statistici utili a confrontare il numero totale stimato di nascite in un determinato paese con il numero assoluto di nascite registrate in un dato periodo. Questa informazione, correttamente combinata con altre, rende possibile fare stime e disegnare un quadro d’insieme della situazione.

Ovviamente c’è un ma. Le registrazioni, infatti, non avvengono ovunque con regolarità, per non dire che in alcuni paesi non avvengono proprio. Nonostante ciò, nel tempo la copertura dei dati è migliorata. Come è stato possibile? Intervenendo direttamente sul territorio, facendo indagini sulle famiglie, in particolar modo nei paesi a basso e medio reddito, che sono quelli in cui il problema si manifesta in modo più evidente. Non disponendo di dati amministrativi, infatti, fare indagini sulle famiglie è la via migliore per controllare le tendenze nelle nascite e proporre interventi volti al mettere in piedi dove mancano, o potenziare dove già esistono, i sistemi di registrazione.

Come dicevamo, negli ulti vent’anni la situazione è migliorata, ma non abbastanza e non in tutto il mondo, così nell’Agenda 2030 è stato inserito un target specifico che punta al raggiungimento della registrazione universale delle nascite entro la fine del programma, appunto il 2030.

L’Agenda 2030 e il traguardo 16.9: un certificato di nascita per tutti

Nel settembre 2015 è stata stilata l’Agenda 2030, il programma d’azione sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU articolato in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, e tra i 169 traguardi da raggiungere è stato inserito questo: 16.9 Entro il 2030, fornire identità giuridica per tutti, inclusa la registrazione delle nascite.

Il traguardo rientra nell’obiettivo numero 16Pace, giustizia e istituzioni forti –, il cui fine è la promozione di società pacifiche ed inclusive come via per lo sviluppo sostenibile. Mira inoltre a garantire accesso universale alla giustizia, costruendo istituzioni responsabili ed efficaci a tutti i livelli.

Non in tutti i paesi del mondo sono dotati di una legislazione specifica in materia di registrazione civile, e anche laddove esiste i periodi di tempo entro cui è possibile farla possono variare. Più il sistema è efficiente e più sono brevi i tempi che intercorrono tra il verificarsi di un evento e la sua segnalazione alle istituzioni competenti. La velocità è un fattore in grado di minimizzare il rischio di errori nelle segnalazioni o la loro totale assenza.

I miglioramenti degli ultimi due decenni sono innegabili, ma la disomogeneità dei progressi impone di intervenire al fine di garantire la registrazione universale delle nascite entro il 2030. Per raggiungere il traguardo 16.9, il primo step è l’incremento dei livelli di registrazione delle nascite, e per riuscirci bisogna migliorare la qualità dei sistemi rendendo il processo di registrazione accessibile a tutti, così da poter puntare a una copertura mondiale che sia costante e sotto controllo.

(Fonti: Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite, UNICEF)

, ,
Articolo precedente
Calendario e giornate internazionali: siamo prossimi al tutto esaurito
Articolo successivo
Povertà: una sola parola, molte conseguenze

Post correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserire un indirizzo email valido.

Menu
Messenger icon
Siamo in chat, contattaci!

Gentile Utente, ti avvisiamo che il nostro sito utilizza, oltre a cookie tecnici, anche cookie di profilazione propri e di terze parti. Ti preghiamo di leggere attentamente la nostra informativa estesa, ove ti forniamo indicazioni sull’uso dei cookie e ti viene data la possibilità di negare il consenso alla loro installazione ovvero di scegliere quali specifici cookie autorizzare. Per maggiori informazioni consulta la nostra cookie policy.