cyberbullismo

La violenza della rete sui minori italiani

Ogni giorno tanti ragazzi entrano in classe, chi con il timore dell’interrogazione, chi con l’entusiasmo di rivedere i compagni. Alcuni, invece, di rivedere alcuni compagni hanno l’ansia e il terrore. Ogni giorno gli stessi ragazzi accedono al proprio smartphone, si mettono davanti al pc o alla propria console e c’è chi ha l’entusiasmo di scoprire cose nuove e chi il terrore e l’ansia di fare le stesse cose che per altri sono motivo di divertimento.

Parliamo quindi di violenza sui minori italiani. Provate a scorrere le bacheche pubbliche di alcuni ragazzi, così come le risposte ad alcuni commenti in calce a qualche contenuto virale. È semplicissimo notare la violenza con cui ci si scaglia contro alcuni. Questa è solo la punta dell’iceberg, perché molto di più è nascosto e passa attraverso le chat e i messaggi privati.

Un fenomeno ormai ordinario, che per alcuni non costituisce nemmeno più motivo di attenzione. Ma ogni giorno tantissimi ragazze e ragazze vengono attaccate per l’aspetto fisico, per le scelte che hanno fatto, per i commenti che hanno espresso e per qualsiasi cosa non sia stata gradita dal cyberbullo di turno.

Forse un po’ tutti siamo stati vittime e fautori di bullismo, soprattutto in tempi in cui l’asticella della considerazione della violenza era più bassa e tanto, forse troppo, era concesso. Ma la violenza della rete è maggiore perché filtrata e mascherata da una sorta di anonimato. Non esiste una distinzione tra reale e digitale in quanto ciò che accade sul web ha pesanti ripercussioni sulla realtà e sulla crescita dei ragazzi, molto spesso sotto minaccia da parte anche degli stessi coetanei.

Il bullismo di ultima generazione: il cyberbullismo

Ci ripetiamo spesso che bisogna vivere il digitale, ignorando che ogni forma di vita necessita di protezione e tutele. Abbandonare i bambini e i giovani (a volte anche gli adulti stessi) a loro stessi rischia di esporli a rischi di una gravità enorme.Il web, il digitale, i social, sono anche questo e non è necessaria solo l’educazione dei cosiddetti nativi digitali, ma anche un’attenta e costante analisi di ciò che il web, il digital e i social quotidianamente propongono.

Perché è nella quotidianità che avvengono le peggiori forme di cyberbullismo, in quella lenta goccia cinese di battute, insinuazioni, commenti, insulti e aggressioni che logora anche la più forte identità personale. Figuriamoci cosa possa accadere nei bambini, la cui identità è ancora fragile e in fase di definizione.

Un bullismo sottile

Il Ministero dell’Istruzione utilizza questa definizione di cyberbullismo: “la manifestazione in Rete di un fenomeno più ampio e meglio conosciuto come bullismo.” La differenza con il bullismo ‘tradizionale’ è che “Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet.” Possiamo quindi parlare di un “bullismo sottile” e per questo più insidioso.

Perché agli onori della cronaca passano solamente i casi estremi ed esagerati; l’interesse mediatico è una maglia dalle trame molto larghe che considera interessante solamente il caso clamoroso. Eppure il bullismo, così come il cyberbullismo, è un fenomeno di tutti i giorni, che trova il suo habitat naturale nelle scuole, negli ambienti sportivi e nei moderni luoghi di ritrovo: le piazze digitali dei social e delle chat delle applicazioni di messaggistica istantanea.

È una forma di violenza sottile perché sembra innocua, sembra un modo un po’ esagerato di scherzare, un episodio sporadico, un modo di dire non offensivo. Non è la somma di questi atti a creare il bullismo e nemmeno la percezione di chi li subisce: sono gli atti stessi che sono violenti e che vanno limitati e fermati.

Il fenomeno del bullismo è antico come il mondo, ma solo in tempi recenti vi si è posta attenzione. Il fatto che per secoli si sia ignorato o sia stato considerato una normale tensione delle fasi della crescita, come se anche per i bambini vigesse la legge della giungla (dove il più forte domina a discapito del più debole), non elimina il problema. E non esclude che per tanto tempo ci siano state vittime che oltre al danno hanno subito la beffa di non essere ascoltate.

Un ulteriore aspetto da considerare è quello dell’ambiente digitale nel quale i giovani si trovano a crescere. Uno spazio dove l’ironia assume le forme del disprezzo e il rispetto quelle del ricatto. Anche chi è esente da responsabilità, chi non è vittima nè carnefice, si trova a respirare un’aria decisamente poco sana.

Cyberbullismo: come intervenire

È necessario sensibilizzare su questo fenomeno, informando su come intervenire. È doveroso capire come reagire di fronte al cyberbullismo. Non sono poche le ricerche online su chi si interroga su cosa fare contro il cyberbullismo. Quali sono le risposte che sappiamo e possiamo dare a questa domanda?

Dal punto di vista educativo una serie di indicazioni utili può essere quella di non condividere mai informazioni troppo personali (soprattutto a livello di video e immagini). Similmente aggiornare costantemente le password per evitare agili violazioni dei profili personali.

Dopo l’educazione e la prevenzione è necessario anche sapersi difendere. Come prevede la legge contro il cyberbullismo tutti coloro che hanno compiuto 14 anni (o un genitore per i più piccoli) possono contattare la Polizia Postale che ha il potere di procedere con “l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.

Parlare di bullismo e cyberbullismo non deve essere oggetto di terrorismo psicologico, ma l’occasione utile per invitare a prendere coscienza di un problema molto più serio di quanto lo si consideri. E di aiutare chi è esposto a questo fenomeno a sapersi difendere in maniera sana e sicura.

HelPeople Foundation Onlus

Da oltre 25 anni assistiamo i bambini in Italia e nei Paesi dove il degrado socio-economico e culturale lo richiede. Ogni giorno, ci impegniamo con volontà e dedizione per donare loro un futuro più sereno.
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