social media nei bambini e negli adolescenti

L’influsso dei social media nei bambini e negli adolescenti

Dov’è possibile dire ciò che si vuole nessuno si prende l’onere di dire solamente ciò che è importante” Così sentenziava Nicolas Gomez Davila nel suo Escolios a un texto implicito e questa affermazione torna molto utile e interessante per comprendere l’influsso e il ruolo dei social media nei bambini e negli adolescenti.

I giovani sono i primi a desiderare – e per molti aspetti ad avere il diritto – di ascoltare, leggere e ricevere, ciò che considerano importante per la loro vita. E lo fanno proprio utilizzando i social media. Allo stesso tempo l’influsso che queste ricevono nel contesto digitale nel quale i bambini e gli adolescenti di oggi sono immersi, è quantomeno controverso. Scopriamo il perché.

Social media e nuove generazioni

Si parla costantemente di un ‘problema social media nelle giovani generazioni’ tanto che se si ricerca “social media nei bambini” su Google compaiono come risultati una serie di siti, articoli, notizie e approfondimenti che indicano come proteggere e difendere i bambini, quali sono i rischi che corrono, le istruzioni per come comportarsi, eccetera eccetera. Il rapporto minori e social media, sui social media, è letto come una serie di rischi, dai quali difendere e proteggere i bambini con una serie di istruzioni. Quello che si prospetta, quindi, è uno scenario di timore e di paura.

Ma qual è propriamente il problema?

La presenza dei giovani sui social media è impressionante, ed è un fenomeno di cui non si conosce nemmeno precisamente l’entità (quanti sono quelli che non dichiarano la loro reale data di nascita?). Le percentuali di minorenni che utilizzano i social sono altissime e la realtà mostra un fenomeno di cui non si conoscono pienamente i risvolti.

Un problema extra social media che si riflette, inevitabilmente, anche sui social media

Quali possono essere i principali problemi che l’utilizzo dei social media può portare nei minorenni? Ne possiamo elencare alcuni:

  • privacy;
  • contenuti violenti;
  • distorsione della realtà;
  • distrazione o scarsa concentrazione;
  • dipendenza;
  • isolamento sociale;
  • disinformazione;

Senza voler banalizzare un fenomeno molto complesso e sul quale molto si sta ancora studiando e riflettendo c’è da porsi un serio e intellettualmente onesto interrogativo: siamo davvero convinti che questi rischi siano peculiari solo all’età minorile? Possiamo certificare che negli adulti non si possano riscontrare fenomeni di dipendenza, distrazione o scarsa concentrazione, isolamento sociale, disinformazione, rischi per la privacy, eccetera, dal loro utilizzo dei social media?

La risposta sposta solamente il problema ma non lo risolve.

Un aspetto dal quale partire può essere quello della responsabilità. I bambini e i giovani sono vittime di tutto questo, ma la miope analisi degli adulti scarica su di loro la responsabilità, nonostante neanche loro (gli adulti) sono in grado di gestire una realtà e una dimensione che qualcosa di diverso dall’essere un semplice insieme di strumenti di comunicazione.

L’origine del problema, a questo punto, e anche gli strumenti per tentare di individuare una soluzione, sono da ricercare fuori e altrove. I social media catalizzano l’attenzione ed esasperano taluni fenomeni, ma non ne sono la causa, per quanto possano avere delle criticità insite nella loro conformazione.

Il problema, ci permettiamo di dire, è da individuare e collocare nell’odierno contesto sociale ed educativo dove i minori sono spesso considerati un problema da gestire più che una risorsa su cui investire. Per quanto possa apparire drammaticamente retorico è piuttosto evidente constatare come i giovani siano spesso abbandonati a loro stessi e si ritrovino ad affrontare l’annoso problema della crescita, all’interno anche di un contesto digitale, da soli o in compagnia di falsi maestri.

Questo è un rischio che da sempre contrassegna la crescita dei ragazzi e il loro uscire fuori dal guscio familiare (troppo semplice citare le vicende del Pinocchio di Collodi). Il problema, come tutti i problemi seri, è ovviamente su più livelli e i giovani oggi vivono contesti sociali estremamente disagiati, con le crisi delle istituzioni familiari, scolastiche, politiche, economiche, religiose e sociali. Non è che “si stava meglio prima”, come qualcuno concluderebbe facilmente (e banalmente), ma che ai problemi di oggi non si è in grado di fornire risposte.

Problemi, rischi e risposte

Non esiste una soluzione immediata ad un problema del quale ancora non si conoscono i confini e le profondità. Bisogna, e in questo i social media sono chiarissimi, essere presenti; esserlo nella vita dei ragazzi, non fornendo loro strumenti e dispositivi con i quali eventualmente proteggersi dai pericoli, ma seguendo – nel rispetto della libertà della loro persona – la loro crescita. Ciò che oggi manca ai bambini, ai giovani, agli adolescenti e poi di conseguenza anche agli adulti, sono dei punti di riferimento. Quella cristi delle istituzioni di cui sopra ha inevitabilmente coinvolto anche loro. L’unica soluzione è ripartire dalla volontà (ancor prima delle capacità) di mettersi in gioco, di prendersi sulle spalle il peso dell’investimento educativo. E laddove non possono o non riescono a farlo le famiglie è dovere delle istituzioni intervenire.

I giovani e i minori non vanno salvati dai social media (magari per rinchiuderli in una riserva anacronistica) ma vanno aiutati a vivere, ad affrontare i problemi della vita, a crescere. Fornendo loro risposte chiare e autorevoli con le quali possano confrontarsi (e anche scontrarsi) e imparare a vivere gli spazi digitali che hanno e avranno a disposizione. Con la repressione forzata non si va da nessuna parte, come la storia puntualmente conferma.

HelPeople Foundation Onlus

Da oltre 25 anni assistiamo i bambini in Italia e nei Paesi dove il degrado socio-economico e culturale lo richiede. Ogni giorno, ci impegniamo con volontà e dedizione per donare loro un futuro più sereno.
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