Agenda 2030: l’ONU e lo sviluppo sostenibile

Agenda 2030: l’ONU e lo sviluppo sostenibile

“Quanto pesa una lacrima?
Dipende: la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.” Gianni Rodari

Come pesano le lacrime dei bambini che soffrono il freddo, non possono andare a scuola o nascono in zone di guerra, e altrettanto pesano quelle degli adulti privati della dignità a causa della povertà, della fame o per la mancanza di un lavoro.

Stando ai dati divulgati dalla FAO a luglio, nel 2017 erano 811 milioni le persone che non hanno avuto cibo a sufficienza e nel 2019 sono salite a circa 820 milioni. Ecco perché la lotta alla fame è, subito dopo la lotta alla povertà, il secondo obiettivo dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Ma cos’è l’Agenda 2030?

Agenda 2030: cos’è e chi coinvolge

Nel settembre 2015, i governi dei 193 Paesi membri dell’ONU sottoscrivono un documento intitolato “Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”.

Come si intuisce dal titolo, si tratta di un’agenda, una serie di impegni che nei fatti si trasformano in un programma d’azione per lo sviluppo sostenibile. Avviato ufficialmente all’inizio del 2016, si articola in 17 obiettivi declinati in 169 target, che i Paesi membri si sono impegnati a raggiungere, appunto, entro il 2030. I soggetti cardine intorno a cui ruotano le azioni da mettere in atto sono le persone, la prosperità e il pianeta.

Ad agire siamo chiamati tutti, privati cittadini, istituzioni governative e non. La terra è una e siamo tutti suoi ospiti, quindi è semplice capire come questo programma ci riguardi davvero da vicino e coinvolga ognuno di noi. Possiamo racchiudere il senso profondo di tutti gli interventi pianificati nella frase di Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite in carica dal 2007 al 2016, che ha detto:

“Non abbiamo un piano B perché non esiste un pianeta B”.

Cosa c’era prima dell’Agenda 2030

Quindici anni prima, nel 2000 e sempre a settembre, l’Assemblea generale dell’ONU aveva siglato la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite che prevedeva il raggiungimento di 8 obiettivi, definiti obiettivi di sviluppo del millennio, entro il 2015.

Ogni obiettivo aveva target specifici, oltre a un calendario di scadenze fissate per il raggiungimento degli stessi. Come ogni programma che si rispetti, la Dichiarazione del Millennio è stata oggetto di monitoraggio costante nel tempo per verificarne l’avanzamento. I risultati, però, non si sono dimostrati uniformi e, per cercare di compensare i divari tra le nazioni, diverse azioni integrative sono state messe in atto lungo i 15 anni.

Gli 8 obiettivi di sviluppo del millennio, per ognuno dei quali esistevano inoltre precisi indicatori d’analisi, erano:

  1. eliminare la povertà estrema e la fame;
  2. assicurare l’istruzione primaria universale;
  3. promuovere l’uguaglianza di genere e l’autonomia delle donne;
  4. ridurre la mortalità infantile;
  5. migliorare la salute materna;
  6. combattere l’HIV/AIDS, la malaria e altre malattie;
  7. assicurare la sostenibilità ambientale;
  8. sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo.

Il mancato raggiungimento dei risultai ha portato alla realizzazione dell’Agenda 2030.

I 17 obiettivi dell’Agenda 2030

Pensati e pianificati per dare continuità e rafforzare quanto già realizzato grazie agli “obiettivi del millennio” che li hanno preceduti, quelli dell’Agenda 2030 sono obiettivi comuni relativi a questioni fondamentali per uno sviluppo equo e sostenibile. Come accennato in precedenza, l’essere comuni sottolinea la loro valenza globale. Nessuno deve o può sentirsi escluso, e neppure deve o può essere lasciato indietro. Il fine ultimo di questo programma è la promozione della prosperità, tenendo gli occhi sempre puntati sulla protezione e la tutela del pianeta.

I 17 obiettivi sono delle vere e proprie chiamate all’azione:

  1. sconfiggere la povertà;
  2. sconfiggere la fame;
  3. salute e benessere;
  4. istruzione di qualità;
  5. parità di genere;
  6. acqua pulita e servizi igienico-sanitari;
  7. energia pulita e accessibile;
  8. lavoro dignitoso e crescita economica;
  9. imprese, innovazione e infrastrutture;
  10. ridurre le diseguaglianze;
  11. città e comunità sostenibili;
  12. consumo e produzione responsabile;
  13. lotta contro il cambiamento climatico;
  14. vita sott’acqua;
  15. vita sulla terra;
  16. pace, giustizia e istituzioni solide;
  17. partnership per gli obiettivi.

Anche questi, come i precedenti, hanno specifici indicatori d’analisi utili a monitorarne l’evoluzione e l’avanzamento.

Il ventaglio di problemi che si intende affrontare con quest’Agenda, però, è molto più ampio e capillare di quanto fatto nel periodo 2000-2015 e lo si nota già a livello numerico, essendo gli obiettivi più che raddoppiati rispetto a quelli del millennio. Si è deciso, infatti, di estendere gli interventi anche ai paesi ricchi, inserendo questioni come l’incremento della quota di energia rinnovabile e l’accesso a sistemi di energia economici e affidabili.

Tirando le somme

Gli Stati membri dell’ONU, nel tempo, sono giunti alla consapevolezza che porre fine alla povertà significa implementare strategie di ampio respiro, prevedendo e progettando economie di crescita globale orientate alla soddisfazione di specifici bisogni sociali: educazione, salute, protezione sociale, opportunità di lavoro. Inoltre hanno realizzato che, nella strutturazione di queste strategie, l’attenzione al clima deve essere centrale. Tra le azioni programmate, infatti, sono inserite quelle mirate a contrastare il cambiamento climatico. La questione ormai non più rinviabile dal momento che ipoteca gravemente il futuro delle nuove generazioni.

Tutti siamo chiamati a impegnarci nel nostro quotidiano, affinché vengano raggiunti i risultati previsti. Il cammino è lungo, costellato di ostacoli e gli obiettivi sono ambiziosi, ma bisogna mettersi in marcia, uniti e solidali, per arrivare alla meta.

(Fonti: Centro Regionale di Informazione delle Nazioni UniteFAOUNICEF)

Elisa Pizza

Web content editor & Founder at Vivendo a Piedi Nudi
Fotografo. Scrivo. Navigo. | Nomade inside. | Social addicted. | Adoro i vecchi borghi.
Elisa Pizza
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