Bruno Mucci Presidente dell’Associazione Diaphorà

Persone con disabilità: le difficoltà in tempi di crisi

Si continua a parlare di ripresa del nostro Paese, concentrando l’attenzione sul sostegno alle imprese e ai lavoratori. Ma c’è una parte altrettanto importante che sembra sfuggire dall’agenda politica e dall’interesse mediatico: ovvero le persone con disabilità. È un settore molto ampio e articolato, dove la disabilità può essere di diverso tipo e creare conseguenze non solo al singolo, ma anche alla sua famiglia. E questo periodo storico si sta rivelando per loro ancora più complicato.

Sia nella cosiddetta Fase 1, nella quale le misure restrittive hanno impedito lo svolgimento delle normali attività e aumentato la preoccupazione sul futuro, ma paradossalmente anche e soprattutto in questa Fase 2 dove non è per niente semplice tornare alla normalità, ammesso che di normalità si possa parlare.

Abbiamo quindi avuto il piacere di intervistare Bruno Mucci, Presidente dell’Associazione Diaphorà, una Onlus che si occupa proprio di “migliorare la qualità di vita delle persone disabili e delle loro famiglie, attraverso iniziative di sensibilizzazione e percorsi formativi finalizzati all’accrescimento dell’autostima e autonomia”.

Ci può raccontare la storia della vostra associazione?

«La nostra associazione è nata nel 2002 da un gruppo di genitori di ragazzi con disabilità che ha deciso di unire le forze per cercare di migliorare la qualità di vita delle persone disabili, creando uno spazio condiviso nel quale offrire opportunità d’incontro e di apprendimento, con l’obiettivo di gettare le basi per una vita futura autonoma e il più possibile indipendente.

Negli anni Diaphorà è cresciuta molto diventando una realtà sempre più radicata nel proprio territorio, non solo grazie al coinvolgimento diretto degli utenti ma anche delle loro famiglie e di tutta la comunità per creare una rete di sostegno e confronto fondamentale alla crescita e alla buona riuscita del progetto, con un aumento crescente di volontari che sono una risorsa preziosa per la nostra associazione. Ci rivolgiamo prevalentemente a persone con disabilità maggiorenni e attualmente abbiamo 53 iscritti provenienti da diversi comuni della provincia di Latina e non solo»

Quali sono le vostre attività?

«Diaphorà offre diverse attività con l’obiettivo di promuovere l’autonomia in tutti i suoi aspetti per raggiungere il maggior benessere possibile e migliorare la qualità di vita dei propri iscritti. Dal lunedì alla domenica sono previste attività laboratoriali di tipo sportivo (tango, atletica, nuoto), formativo (tecniche di sala, dolci, biscotteria, orto e floricoltura), artistico (teatro, musicoterapia, ceramica) e legati al benessere personale (Yoga e Il recupero dei Passi Perduti), ognuna delle quali permette di acquisire competenze diverse e importanti per la crescita personale e sociale di ogni individuo.

Correlati ai corsi e ai laboratori proponiamo una serie di percorsi di accompagnamento nella vita adulta che vanno dalla realizzazione di attività di tipo professionalizzante come ad esempio le nostre Colazioni solidali, che sono aperte al pubblico e permettono ad un gruppo di ragazzi a rotazione di sperimentare sul campo il lavoro di baristi, pasticceri e camerieri, ad esperienze di vita comunitaria attraverso la realizzazione di mini soggiorni per le autonomie o di vacanze, fino ai tirocini formativi in azienda. Offriamo inoltre lezioni individuali di Musica e corsi di Yoga per familiari e volontari»

Un impegno ampio e articolato verso le persone con disabilità che è stato pesantemente condizionato dall’emergenza Coronavirus. Quali sono state in questo senso le conseguenze che le settimane di lockdown hanno prodotto sulle vostre attività?

«La sospensione improvvisa delle attività in sede è stato un duro colpo per i nostri ragazzi ma ci siamo immediatamente attivati per proporre delle valide alternative attraverso gli strumenti tecnologi in nostro possesso.

Abbiamo avviato una serie di video tutorial e video riunioni realizzati dai responsabili dei vari laboratori e abbiamo effettuato numerose videochiamate con i ragazzi, non solo per far sentire la nostra vicinanza e mantenere saldi i contatti, ma soprattutto per fornire loro le competenze necessarie ad utilizzare gli strumenti tecnologici in autonomia, con ottimi risultati e creazione di gruppi spontanei per chiacchierare, condividere emozioni e sostenersi a vicenda. Inoltre abbiamo monitorato costantemente la situazione attraverso colloqui telefonici con i familiari o con i ragazzi stessi»

Attualmente quali sono le maggiori criticità che state vivendo?

«Le criticità sono legate soprattutto all’impossibilità di avere un contatto ravvicinato che è uno dei mezzi di apprendimento e comunicazione privilegiato per i nostri ragazzi e alla noia scaturita dal cambiamento improvviso delle routine giornaliere che sono diventate più monotone e sempre uguali. Alcuni dei nostri iscritti sono molto attivi, c’è chi lavora la mattina o va ancora a scuola e frequenta l’associazione il pomeriggio, chi svolge attività fuori di casa praticamente ogni giorno e all’inizio non è stato facile adattarsi alla nuova situazione. 

Non tutti inoltre hanno le stesse possibilità o capacità di accesso agli strumenti tecnologici e abbiamo dovuto utilizzare diversi mezzi per raggiungere tutti quanti e riuscire a mantenere i contatti con i referenti ma soprattutto con i propri compagni. Col tempo i ragazzi, anche se con modalità diverse, sono riusciti a comprendere l’importanza di restare a casa e ad adattarsi alla nuova situazione di isolamento.

Ora che si inizia a parlare della fase 2, la criticità è proprio quella di riportarli gradualmente verso la vita sociale: in molti si è radicata la paura di uscire e non è sempre facile rimodularsi col variare della situazione e si dovranno abituare gradualmente all’uso delle mascherine e al distanziamento sociale»

Una realtà colpita al cuore, avendo nel contatto diretto con le persone con disabilità uno dei cardini della propria attività. A questo proposito: come pensate di rispondere all’acuirsi delle situazioni di emergenza di cui vi occupate come associazione?

«Innanzitutto abbiamo fornito tutte le informazioni utili in merito ai servizi territoriali già attivi come ad esempio la possibilità della spesa a domicilio, il supporto psicologico gratuito ecc. e abbiamo aggiornato costantemente le famiglie in merito ai DPCM, e a cosa è consentito o non è consentito fare, con schemi semplici e chiari.

Forniamo il supporto costante della nostra Pedagogista per le problematiche riguardanti il riadattamento alle situazioni in costante evoluzione. Stiamo iniziando a predisporre la sede con tutto il necessario per la riapertura e preparando un regolamento ad hoc da fornire a tutti i soci in vista del riavvio delle attività; effettueremo dei training per l’uso e l’accettazione della mascherina e stiamo scegliendo insieme ai ragazzi dei gesti per sostituire gli abbracci fintanto che sarà necessario mantenere le distanze. Stiamo inoltre preparando una serie di cartelli, esplicativi delle regole da rispettare, che utilizzino prevalentemente le immagini per essere fruibili dai nostri iscritti»

Le difficoltà ci sono e continueranno a esserci, in molti casi anche molto più gravi, ma non manca l’impegno e la dedizione di realtà, come l’Associazione Diaphorà, di esserci per le persone con disabilità e aiutarle ad affrontare questo periodo estremamente delicato.

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