Povertà giovanile in Italia

Povertà giovanile in Italia, i numeri di un fenomeno in crescita

Molti ne parlano ma in troppi lo fanno senza conoscere realmente il fenomeno e la portata: qual è il livello e la situazione intorno al dramma della povertà giovanile in Italia? Facciamo una panoramica generale sulla condizione dei minori nel nostro Paese per renderci conto, per comprendere realmente un fenomeno dalle dimensioni così profonde che, per tante (troppe) ragioni, non tende a diminuire.

Che tipo di povertà?

Una prospettiva piuttosto monca e riduttiva porta a pensare che per povertà debba intendersi solo quella di un portafoglio o di una carta di credito vuota. Certo, non ci si può nascondere dietro alla retorica per cui i soldi non danno la felicità, perchè essi permettono di acquistare il necessario per evitare quella condizione non dignitosa in cui versano sempre più bambini e ragazzi; ma la povertà è un mostro con molti più tentacoli.

Parliamo quindi di una povertà culturale, una miseria per cui molti ragazzi che vivono in contesti familiari disagiati hanno maggiori probabilità di riscontrare difficoltà sia nella lettura che nell’acquisizione di competenze matematiche. Oltre a questo dato c’è da registrare anche quello per cui almeno un terzo dei minori non utilizza internet e poco meno della metà non pratica sport. (Fonte) Quanti, ancora, di questi minori non ha accesso alle cure o non può permettersi quelle adeguate? Quanti non hanno gli strumenti e le opportunità di riscattarsi costringendo la loro crescita ad assistere al suicidio delle loro speranze?

I numeri del fenomeno

Oggi nel nostro paese, oltre 1 milione di minori – il 10% del totale – vive in condizioni di povertà assoluta. Sono bambini in difficili condizioni economiche, a volte senza il necessario per vivere e senza servizi adeguati” (dati Save the Children)

Il recente passato

Uno sguardo ai dati degli scorsi anni può aiutare a comprendere quanto detto all’inizio: la povertà minorile in Italia non è in calo. E già questo dovrebbe essere indicativo dello stato in cui versiamo. Secondo il Rapporto sulla povertà in Italia condotto dall’Istat i minori che vivono in stato di povertà assoluta sono 1 su 8, con un incremento del 14% rispetto all’anno ancora precedente (Fonte). Ad aumentare non è solo il numero dei bambini in stato di povertà, ma anche quello delle famiglie coinvolte in questo fenomeno, con un’incidenza che è passata da essere del 2.4% nel 2007 al 9.9% del 2016. Povertà relativa o assoluta, senza ignorare le dovute differenze, è sempre un problema di povertà, con una forbice che tende tristemente ad aumentare.

A conferma ulteriore di questi dati c’è quanto riportato dall’Unicef che così si esprime: “La povertà minorile in Italia è soprattutto mancanza di opportunità: povertà di inclusione e protezione sociale, povertà di istruzione e di tempi e luoghi di svago. Tuttavia, anche nel nostro paese non sono rare situazioni in cui la povertà minorile si traduce in una carenza di beni e servizi di base: cure sanitarie adeguate, condizioni abitative decenti e una sana e corretta alimentazione.” (Fonte)

Il problema di non porsi il problema

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l’unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.
[G. Gaber – Non insegnate ai bambini]

Ciò che probabilmente rende più gravoso e frustrante il fenomeno della povertà dei bambini e dei giovani in Italia è l’impressione che a livello sociale tale esigenza non sia percepita come urgente. Ognuno ha, evidentemente, le proprie priorità e le proprie rispettive povertà (anche gli adulti non se la passano ovviamente meglio) ma è sintomo di grave sterilità culturale quella di ignorare o sottostimare un fenomeno che se oggi ha questa portata, ma che con il passare del tempo andrà solamente che peggiorando, provocando un effetto domino pazzesco sulla intera stabilità sociale ed economica del nostro Paese.

Progetti e prospettive future

È tutto irrimediabilmente perduto? No. Lo dimostrano ancora una volta i dati di chi opera regolarmente nel contrasto alla povertà minorile. A incidere sulla riduzione della povertà minorile sono le opportunità, ovvero la presenza di attività e strutture adeguate soprattutto all’interno della scuola, l’ambiente principale dopo le famiglie, dove i bambini crescono e imparano a diventare grandi. Quando le realtà educative funzionano i ragazzi riescono (sì, riescono!) a liberarsi dalle catene del disagio economico e sociale nel quale sono incastrati. (Fonte)

I bambini, gli adolescenti, i minori in genere, devono tornare ad essere considerati come un investimento certo e non come un problema da limitare. Il potenziamento delle strutture e dei percorsi di crescita a loro dedicati non è mai fine a sé stesso e non mai denaro sprecato (visto che si comprendono solo i discorsi economici).

Più dei discorsi buoni per conquistare l’estemporaneo applauso di una platea annoiata di adulti, è drammaticamente urgente che la politica, le istituzioni, ma anche i protagonisti dell’informazione e coloro che detengono rilevanza culturale, intervengano tempestivamente per cambiare il corso delle cose. Tale cambiamento deve avere due binari sui quali procedere: il primo quello di strappare i giovani di oggi dall’indigenza culturale e sociale nella quale vivono e, parallelamente, impedire che i nuovi bambini e i nuovi adolescenti cadano in questa trappola.

HelPeople Foundation Onlus

Da oltre 25 anni assistiamo i bambini in Italia e nei Paesi dove il degrado socio-economico e culturale lo richiede. Ogni giorno, ci impegniamo con volontà e dedizione per donare loro un futuro più sereno.
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