Povertà giovanile

Povertà giovanile: l’Italia dopo il Coronavirus

Dopo lo shock iniziale causato dalla diffusione del Covid-19 e i problemi emersi a seguito delle misure restrittive, bisogna fare luce su un problema molto grave e che avrà enormi ripercussioni sul futuro: la povertà giovanile. L’emergenza Coronavirus ha inevitabilmente aggravato una situazione preesistente già difficile, ma la paura più grande è legata all’assenza di misure reali per arginare l’ampliarsi della forbice che separa i figli delle famiglie “ricche” da quelli delle famiglie “povere”. Dove per povere è da intendersi anche quelle che fino a ieri venivano considerate ricche o quasi.

Cos’è la povertà giovanile

Facciamo chiarezza per comprendere qual è il cuore del problema e qual è la posta in gioco. Per povertà giovanile sono da intendersi tutte quelle condizioni in cui versano i giovani (economiche, sociali, culturali, educative) che minacciano la loro crescita e il loro futuro. Condizioni che creano il terreno fertile per situazioni di emarginazione, disagio e violenza che non devono essere mai tollerati, tantomeno nelle fasce più fragili della popolazione.

Una povertà non solo economica

Quando si parla di povertà giovanile il pensiero corre subito all’aspetto economico. Aspetto che, indubbiamente, è reale. serio e concreto. Anche perché le criticità finanziarie delle famiglie si ripercuotono inevitabilmente sui figli, minando quella stabilità emotiva, sociale ed educativa, di cui avrebbero bisogno fin dalla più tenera età. Le criticità economiche non sono solamente quelle che determinano la difficoltà di accedere alle risorse alimentari. Il problema, quindi, non è solo per il “mangiare”. Inoltre il “semplice mangiare” incide anche sulla salute e sullo stile di vita; laddove mancano i requisiti minimi, si generano enormi criticità sia nel breve che nel medio e lungo periodo.

Il problema educativo

Ma, come detto, la povertà giovanile è anche e soprattutto altro. C’è innanzitutto il problema educativo, con ragazzi che avranno difficoltà ad andare a scuola e ottenere un’educazione tale per emanciparsi. Creando un circolo vizioso che diventa sempre più difficile interrompere. Già ora si stima che si ridurranno notevolmente i ragazzi che si iscriveranno al prossimo anno accademico. La ragione? L’impossibilità per le loro famiglie di sostenere questo tipo di spesa. Dalla povertà educativa sorge la miseria culturale, l’ignoranza che produce squilibri sociali, fenomeni di razzismo, bullismo e aggressività.

Se a tutto questo aggiungiamo come oggi non ci sia chiarezza sul ritorno a scuola e sembra non esserci la capacità di garantire l’accesso all’educazione (vuoi per problemi di spazio, distanziamento sociale o altro), il problema è davvero completo. Educazione che non consiste solamente nella somministrazione di nozioni, ma anche e soprattutto di vivere un ambiente sociale che offra dinamiche, spunti e situazioni di crescita. La scuola è anche e soprattutto questo ed è questo il principale motivo che qualsiasi, per quanto lodevole, alternativa digitale (lezioni a distanza e simili), non potrà mai essere la norma. Non potrà mai essere completamente incisiva. Perché la scuola è soprattutto relazione e interazione, tra compagni e tra i ragazzi e i docenti. Che sono innanzitutto maestri, prima ancora che burocrati dell’educazione.

La povertà assistenziale

La questione della povertà giovanile tocca poi un aspetto da non trascurare: quello dell’assistenza a chi vive una situazione di disabilità. Troppo spesso questa, soprattutto a livello istituzionale, viene vista come un problema da sopportare e non una dignità da tutelare. Eppure in questo campo c’è una situazione di emergenza spaventosa. Bambini, giovani e ragazzi che fino all’inizio dell’anno venivano seguiti con percorsi terapeutici e assistenziali ad hoc, si sono ritrovati rinchiusi in casa e abbandonati. Con la conseguenza che in questi casi l’assenza di sostegno provoca una regressione degli sviluppi fatti. Se ci sono voluti mesi e anni per raggiungere dei miglioramenti, bastano poche settimane non solo per vanificare tutto, ma per aggravare questi problemi.

Investire contro la povertà giovanile

È stato calcolato come con “soli” due mesi di lockdown (con tutto quello che, dal punto di vista economico e sociale hanno significato) saranno un milione in più i giovani in stato di povertà. Un problema che va arginato (per evitare che peggiori) e affrontato. Perché la povertà giovanile di oggi sarà la povertà degli adulti di domani, con problemi sempre più seri e con risvolti sull’intera comunità nazionale. E, volendola porre meramente in termini finanziari, con un peso economico enorme sul sistema sanitario, educativo e sociale del nostro Paese.

Fare luce su questo fenomeno è necessario perché l’agenda politica prenda seriamente in considerazione il problema e lo affronti con gli strumenti che gli sono propri. Le ONLUS e le associazioni di volontariato continuano la loro opera di contrasto alla povertà giovanile, ma è urgente che vi sia un intervento dall’alto per consentire ai giovani di accedere allo studio e di poter crescere in condizioni sane e civili. Di quella civiltà che è fatta di sostegno a chi ha bisogno, per evitare che nessuno rimanga indietro.

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