I NEET e il progetto NEET Equity

I NEET e il progetto NEET Equity

Avete mai sentito parlare dei Neet? E del progetto NEET Equity?

NEET è un acronimo inglese e sta per Neither in Employment nor in Education or Training, una definizione che identifica i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono alcun programma di formazione. Con questo termine vengono indicate tutte quelle persone che, di fatto, risultano non essere impegnate in alcun modo.

I dati della situazione italiana sono a dir poco allarmanti e il Comitato Italiano per l’UNICEF, noto come UNICEF Italia, da sempre impegnato nella tutela e nella promozione dei diritti dei minori, ma anche nel miglioramento delle loro condizioni di vita, per arginarla e cercare di porvi rimedio ha dato vita al progetto NEET Equity.

NEET Equity: il progetto

Selezionato dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale nell’ambito dell’Avviso “Prevenzione e contrasto al disagio giovanile”, è stato avviato nel maggio 2018 e si concluderà nel 2020, vedendo il coinvolgimento dei comuni di Napoli (Campania), Taranto (Puglia) e Carbonia (Sardegna).

Lo slogan del progetto è ad alto impatto evocativo: “Non siamo in fuori gioco”. I beneficiari sono 300 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 22 anni, che affrontano il passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro.

La ricerca sociale si è rivelata uno strumento indispensabile per dare il via alla riflessione collettiva e orientarsi verso una programmazione comune, permettendo di determinare e descrivere l’entità del fenomeno nelle città interessate, individuare i principali interlocutori, le attività realizzate, oltre alle politiche già adottate e i servizi attivati in favore dei NEET. I dati raccolti sono confluiti in un rapporto e sono stati usati per realizzare una campagna informativa per diffondere la conoscenza di questa realtà.

Obiettivo generale del progetto è quello di migliorare la capacità del territorio nell’ideazione e costruzione di politiche attive e partecipate che mirino all’inclusione di tutti, in particolar modo dei NEET.

Tra i sotto-obiettivi del progetto possiamo individuarne tre principali:

  • aumento della conoscenza e dell’informazione sulla condizione dei giovani nei territori, tramite una ricerca-azione che li coinvolga direttamente;
  • creazione di spazi di ascolto e partecipazione dove far emergere i talenti e progettare insieme azioni di volontariato sociale in città (LUP – Laboratori Urbani di Partecipazione);
  • promozione di spazi di concertazione territoriale in cui confrontarsi e costruire, in modo partecipato, piani efficaci e politiche attive dedicate ai giovani.

Grazie alla ricerca continua, a cui si affianca la creazione e l’aggiornamento costante della mappa del fenomeno, vengono messi in atto interventi specifici che mirano al riconoscimento, alla valorizzazione e al potenziamento delle capacità e delle attitudini di questi ragazzi.

Facciamo parlare i numeri

I dati ISTAT, riferiti al 2018, dicono che in Italia i giovani inattivi sono 2.116.000, il 23,4% del totale dei giovani della stessa età presenti sul territorio, ed è per via di questi numeri che l’Italia continua a “guadagnarsi” il primo posto in classifica in Europa. I quattro posti seguenti sono occupati dalla Grecia con un 19,5%, la Bulgaria che fa registrare il 18,1%, la Romania al 17% e infine la Croazia con un 15,6%. Le nazioni che si posizionano meglio, invece, sono Paesi Bassi (5,7%), Svezia (7%) e Malta (7,4%).

La media europea si attesta sul 12,9%. Accostata a questa, il 23,4% dell’Italia appare ancora più grave e drammatico.

Chi sono i NEET in Italia

I giovani inattivi con un’età compresa tra i 25 e i 29 anni sono il 47%, subito dopo ci sono quelli nella fascia 20-24 anni che totalizzano il 38% e, infine, il 15% è rappresentato dai ragazzi tra i 15 e i 19 anni.

In fatto di istruzione la situazione si disegna così: il 49% ha un titolo di studio di scuola secondaria superiore, mentre il 40% ha titoli inferiori. Il dato che lascia più riflettere, però, è che ben l’11% dei NEET italiani possiede una laurea. Gli stranieri, infine, sono il 14,5% del totale.

A livello geografico sono distribuiti come segue: il 15,5% al Nord, il 19,5% al Centro e al Sud, come è facile intuire, il 34%. Le Regioni con l’incidenza più elevata sono: Sicilia (38,6%), Calabria (36,2%), Campania (35,9%), Puglia (30,5%) e Sardegna (27,5%).

Per quanto riguarda il lavoro, invece, quelli in cerca di prima occupazione sono il 41%. Il 19,5% è indisponibile, e per la maggior parte si tratta di ragazze in maternità o con figli piccoli, per lo più straniere. A seguire troviamo un 25% che è stato definito in cerca di opportunità, prevalentemente maschi e sotto i vent’anni, mentre il 14,5% sono stati classificati come disimpegnati.

La ricerca presentata a luglio scorso da UNICEF Italia, “Il silenzio dei NEET. Giovani in bilico tra paura e desiderio”, ha proprio questi dati a farle da sfondo e come dice il Presidente Francesco Samengo:

“Essere NEET, ovvero non studiare, non lavorare, né seguire percorsi di formazione è una condizione di disagio ed esclusione sociale, che priva i ragazzi e le ragazze di una possibilità di futuro, lasciandoli indietro. Utilizzando le parole di un testimone intervistato in questa ricerca, “NEET è un indicatore di una qualità della vita insufficiente”. Con questo progetto vogliamo migliorare la capacità di un territorio di fare sistema nel costruire politiche attive partecipate a favore dell’inclusione dei giovani NEET e valorizzare e dare forza alle potenzialità, spesso inespresse, che hanno tanti giovani in questa situazione.”

(Fonti: UNICEF, Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza)

Elisa Pizza

Web content editor & Founder at Vivendo a Piedi Nudi
Fotografo. Scrivo. Navigo. | Nomade inside. | Social addicted. | Adoro i vecchi borghi.
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