La nascita di ogni bambino è un evento importante che deve essere registrato

La nascita di ogni bambino è un evento importante che deve essere registrato

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Una nascita è un evento importante da ogni punto di vista. Un neonato cambia la vita di molte persone, in primis quella dei genitori e di eventuali sorelle e fratelli maggiori, ma più in generale si ripercuote su tutti quelli che saranno coinvolti nella sua vita. Una nascita, però, ha effetti che vanno ben oltre la sfera affettiva ed emotiva.

Ogni bambino che viene al mondo è un nuovo membro che entra a far parte della società e in essa deve essere integrato, riconoscendone la presenza. Da qui deriva l’importanza della registrazione anagrafica. Senza una prova legale, infatti, si diventa soggetti invisibili ed esposti, nell’immediato come nel futuro, a diversi problemi.

Le origini dell’anagrafe e i tempi moderni

Le origini dell’anagrafe affondano in tempi molto lontani e si mescolano a quelle dei censimenti. I primi popoli che si diedero un’organizzazione sociale, parliamo di antichi egizi, greci e romani, se ne servivano per gestire le necessità economiche, politiche e militari. Nonostante ciò, l’evoluzione di questo istituto ebbe un andamento tutt’altro che lineare nel corso della storia, subendo battute d’arresto e riprese, rimanendo in uso con più costanza solo dove la popolazione era più numerosa e progredita.

In Italia, ad esempio, occorre attendere il 1864 perché si parlasse di servizio anagrafico unitario. Fu il Regio Decreto n. 2105 a istituire il registro di popolazione in ogni Comune del Regno sulla base del censimento della popolazione, ma ci vollero ancora diversi anni, oltre a leggi e decreti, prima che tutti si attenessero a quanto prescritto e che l’anagrafe assumesse la forma e le funzioni che a noi sono familiari.

Sono trascorsi più di 150 anni dalle prime disposizioni in materia e oggi noi diamo per scontata la pratica che, subito dopo il parto, vede il padre (o chi per lui) recarsi presso gli uffici preposti per far registrare l’avvenimento. Le nostre moderne anagrafi soddisfano per lo più scopi amministrativi, essendo a esse collegati servizi pubblici come quello scolastico, assistenziale, sanitario ed elettorale, e in assenza della registrazione si verrebbe tagliati fuori dal sistema. In molte altre parti del mondo tutto ciò semplicemente non avviene, per diverse ragioni e con innumerevoli conseguenze.

Mancata registrazione alla nascita, il rischio è l’invisibilità

Per ogni neonato che non viene registrato non esisterà mai una prova legale (certificato di nascita) della sua identità. Informazioni come dove si nasce, da chi e quando, che agli occhi dei più possono risultare banali, sono invece indispensabili per definire e affermare la nostra esistenza davanti alla legge, allo stato e alle istituzioni. Senza la registrazione e il certificato, rilasciato secondo tempi diversi a seconda dei paesi, siamo invisibili.

I bambini che non vengono registrati, dunque, sono invisibili e perdono di conseguenza ogni diritto umano: quello di essere tutelati e difesi da violenze, sfruttamento e soprusi, quello di avere assistenza sanitaria (inclusi i vaccini di routine), quello di andare a scuola e, una volta adulti, di poter entrare nel mondo formale del lavoro. Con i certificati di nascita, oltre a garantire questi diritti, è possibile provare l’età dei minori mettendoli al riparo, ad esempio, da matrimoni precoci.

È un documento prezioso, il certificato di nascita, che protegge i figli di migranti e rifugiati dalla separazione familiare, dal traffico di minori e dalle adozioni illegali. Si tratta di minori che, loro malgrado, corrono anche il rischio di apolidia, ossia non avere legami legali con nessun paese, neanche la nazionalità.

Inoltre, non bisogna dimenticare che avere un registro delle nascite aggiornato permette ai governi di prendere decisioni ponderate sul dove e come investire le risorse economiche, individuando le aree più deboli su cui concentrare le energie e implementare programmi di sviluppo a livello educativo e igienico-sanitario.

Quanti bambini “invisibili” ci sono al mondo?

Secondo l’UNICEF, circa un quarto dei bambini al di sotto dei 5 anni nel mondo (pari a 166 milioni) non è mai stato registrato. Sono minori che restano fuori dal sistema di tutela dei governi dal momento che se ne ignora l’esistenza. A questo va aggiunto che 237 milioni di bambini, sempre della stessa fascia d’età, pur essendo stati registrati, non hanno un certificato di nascita.

Si tratta di bambini per lo più figli di famiglie molto povere, nati da madri prive di istruzione e che vivono in zone rurali. I dati a livello mondiale sono chiari: i bambini che nascono in aree urbane hanno più possibilità (circa il 30%) di venire registrati al momento della nascita rispetto a quelli nati nelle zone rurali.

In conclusione, non avere un certificato di nascita aumenta esponenzialmente le probabilità di vivere un’intera esistenza in povertà, ai margini di un sistema sociale per il quale, in fin dei conti, nemmeno si esiste.

(Fonte: UNICEF)

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